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SOGNO PROIBITO

Il tonfo leggero e ovattato d'un balzo lo proietta di peso sulla coperta annunciando il suo arrivo.
Con gli occhi enormi, gialli di fiammeggianti riflessi, feri, la semioscurità della camera, mentre, con lento procedere, circospetto e lieve, spezzava le ampie strisce di luce che incidevano, penetranti tra le imposte socchiuse, la penombra trasparente del mattino e si infrangevano contro la parete di fondo della stanza.
Il corpo sinuoso del felino, arruffato da sbuffi ribelli di lungo e intricate pelame color della notte, avanzava ondeggiando, muovendosi con garbato silenzio, soffermandosi ad indagare d'intorno.
Con i sensi vibranti, frementi, frugava nell’aria il misto di odori e profumi, trattenendosi, a tratti, tra le coltri confuse in un disordine sparse.
Le forme di un corpo mollemente allungato sul letto, splendente nel gioco di luce e di ombre di un collage di zone velate ed esposte, affiorava nel chiaroscuro della stanza in un'alternanza di nudità e di sembianze nascoste. Le membra abbandonate e i capelli sciolti scompigliati sulle spalle scoperte.
Lei istintivamente si mosse e protese la sua mano fino a sentire tra le sue dita il corpo caldo dell'animale sotto il pelo folto e scuro, confuso, quasi smarrito, nella confusione di cuscini e coperte invernali morbidamente arruffate.
Allungò una gamba facendola scivolare fuori dalle coperte, ancora calda del languore della notte.
La gatta si stese di traverso, inarcò flessuosamente il dorso con gesto felino sfiorandola con timorosa leggerezza.
Il calore del contatto le trasmise un brivido di soave eccitazione che le accese come un fuoco nel corpo ancora morbido della dolcezza del recente piacere.
Scese con la mano nel cuore di quel suo rinnovato calore intrecciando tra le dita i riccioli neri. Si insinuò appena un po' tra le pieghe della sua carne e penetrò, delicatamente, all'interno.
La gatta emise un sospiro profondo.
Ombre voluttuose emersero attraverso la cortina leggera del suo dormiveglia.
Ombre della notte appena trascorsa.
Ricordi ottenebrati di sensazioni. Affondati nel lento risveglio della coscienza.
Il tocco dell’animale si confuse alla memoria del contatto di una mano. Il tepore del suo corpo al sapore dolciastro e caldo delle dita che aveva portato alle labbra. Il sussurro di ardenti parole al verso ritmico e sommesso, sprofondato nella gola del felino.
Nell'indolente risveglio dei sensi intorpiditi si voltò su se stessa.
La gatta compì un mezzo giro rivoltandosi sul dorso e protendendosi in avanti in un agile allungo.
Le sembrò ancora di sentire le dita tra i capelli. Sentiva il loro tocco leggero scendere lungo il suo collo, sfiorarle le spalle, disegnare sui suoi seni cerchi concentrici che si stringevano fino a convergere sui capezzoli inturgiditi.
Il respiro leggero che scandiva il suo sonno accelerò il ritmo. Si passò le mani lungo le curve sinuose, lambì 1'interno delle cosce, penetrò ancora una volta nelle sue profondità.
Sentì ancora la lingua umida percorrerla lungo la spina dorsale, insinuarsi tra i glutei, deliziare con la punta lo stretto pertugio provocandole gemiti sommessi.
Cominciò ad ansimare più profondamente.
La gatta si abbandonò rovesciandosi con la testa all'indietro e si sciolse nel soffio di fiato del ripetersi di miagolii prolungati, appena percettibili.
Nella sua mente sentì le sue mani chiudersi intorno al corpo turgido del membro dell'uomo. Le sentì muoversi ritmicamente mentre il turgore crescente ne aumentava il volume. Inarcò la schiena portando indietro la testa fino a poggiarla sulla testiera del letto. Con i piedi scostò da sotto le coperte esponendosi alle spade di luce che ora penetravano taglienti attraverso le imposte e la colpivano, accentuando nel gioco d'ombre ogni piega, e con esse le cavità e le rotondità del suo corpo, accendendone la carnagione di riflessi dorati.
La gatta si rovesciò pigramente sul dorso lasciando esposto al balenare dei raggi il pelo arruffato del ventre chiaro e lucido.
Divaricò le gambe nel bisogno di sentirsi penetrare, al pensiero del membro che le si insinuava tra le cosce e che deciso scendeva in lei, premendola negli accessi segreti del suo desiderio.
Lo sentiva spingere e spingeva, nella rincorsa di un piacere reciproco.
Sentiva il suo fiato sul collo, sul viso, soffiarle tra i capelli. Le sue labbra sfiorarle le palpebre. La sua lingua cercarne la lingua. Sentiva la saliva di lui passare nella sua bocca in rivoli copiosi, colare nella gola. Se ne sentiva inondare, mentre in basso il suo umore avvolgeva il sesso di lui, lo impregnava, lo aiutava nel suo procedere lento e deciso dentro di lei. Ne coglieva ogni contrazione, ogni piccolo spasimo che dall'interno le sollecitava ogni senso, incitandola ad accompagnarlo con i movimenti armonici dei fianchi. Sentiva le sue mani accarezzarlo sulla testa, le dita affondargli nella chioma.
La gatta si spinse verso di lei, si insinuò con il capo sotto la mano nella brama di una carezza. Languida ne imitava le mosse, percependo nel ripetersi ritmico dei brevi respiri 1'eco dilatato delle sue sensazioni. Ne rinnovava, replicandone in successione i sospiri, il ribattere cadenzato degli spasmi che le ghermivano i sensi.
Nell’ intensa profondità di quella onirica ebbrezza della coscienza, smarrita nell'intreccio di confuse percezioni, sentì nuovamente il sesso dell'uomo inabissarsi nel fitto delle sue più segrete intimità. Si sentì trafitta da un doloroso godimento.
Il verso modulato del felino si fece più intenso nell'acuirsi dei toni dal battito accelerate, nel fluire di agile alternanza di distensioni e di allunghi del corpo affusolato in cui si comunicava quella stessa corrente di intensa eccitazione che ne sollecitava i movimenti.
Le contrazioni dall’interno del suo grembo raggiunsero, in rincorsa, la successione accelerata degli ansimi che, in progressione concatenata, esalava dall'increspatura contratta delle sua labbra socchiuse fino a prorompere in un'esplosione di fragoroso piacere.
La sveglia trillò nervosamente spezzando 1'incanto dei ritmici respiri affannati.
Le otto del mattino.
La luce aveva ora invaso ogni spazio ed irrompeva a lambire con impudica indiscrezione gli angoli più nascosti e riparati della stanza.
La gatta si sollevò sulle zampe, portò le anteriori in avanti per inarcare la schiena nel saluto al sole, spalancò le piccole fauci stendendo la lingua in una rituale successione di movimenti ad un tempo rilassanti e corroboranti.
Lei poggiò i piedi sul tappeto alla base del letto, si sollevò portando insieme, in alto, le braccia, che unì sciogliendosi in un lungo distensivo stiramento e, sbadigliando, si protese ad afferrare i vestiti.
Era 1'inizio di una nuova giornata.

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Benvenuti nel portale del sesso e delle belle donne oggi è il 21-08-2008
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