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LA SCHIAVA E LA PADRONA

La donna dal bustino rosso si liscia i guanti di capretto lunghi fino al gomito. I suoi capelli bruni cadono come cioccolata calda sulle sontuose lame color vaniglia delle spalle. Il bustino spinge verso l'alto i seni, scoprendoli fin quasi ai capezzoli. Roteando su se stessa con un civettuolo svolazzo del tutù, si piega in avanti per esaminarsi nello specchio posato sul pavimento. Tende la mano al rossetto color fragola e si ritocca il bordo delle labbra. E’ consapevole di star esponendo generosamente le sode natiche rotonde. Giarrettiere rosse rigano la carne di un bianco immacolato, calze nere trasparenti serrano la pallida pienezza delle cosce. Gli altissimi tacchi a spillo danno ulteriore slancio alle gambe già lunghe, accrescendo la teatralità dell'effetto. Il sesso è appena coperto dalla strisciolina di pizzo nero. Allargata la postura, abbassa la testa a guardarsi dietro le spalle attraverso le gambe. I capelli scendono a formare una luminosa tenda verso il pavimento. Precisamente come voleva. I grandi occhi verdi, con la loro folta frangia di ciglia, sono inchiodati ai suoi. Dicono vieni qui, amami, tintillami, scopami, subito. Implorami, tesoro. Mi piacerebbe.
Anche se è soltanto il cuore del pomeriggio, la stanza sembra fluttuare in un perpetuo crepuscolo. Le alture fittamente coperte di boschi che si vedono oltre la finestra, emanano un morbido lucore blu eucalipto. Raggi di luce obliqua giocano sensualmente con i disegni del copriletto di pizzo, riscaldando i colori logori dei tappeti sparsi sul parquet. Il fuoco emette il suo bagliore crepitando nel caminetto e spande sulla scena rivoli ancor più intricati di luce e ombra.
Raddrizzandosi, controlla il fuoco. Smuove delicatamente i ciocchi con un attizzatoio; sotto il suo tocco preciso, le fiamme si levano alte con l'alacrità del desiderio. Celando le sue emozioni, sposta lo sguardo alla schiava nuda allungata sul letto. È lì da un bel po', ormai, ed è anche stata molto brava. Non è nemmeno stato necessario imbavagliarla. Muovendosi con passo felpato verso il letto, spalanca gli arti della vogliosa creatura dai grandi occhi e la lega per le belle mani e i piedi perfetti ai montanti del letto con quattro sciarpe di seta. Posata una mano guantata sull'arco plantare della schiava, nota con soddisfazione come tutto il suo corpo si tenda di scatto, quasi colpito da una scarica di corrente elettrica. Poi, sollevata la mano a serrare la sua caviglia con le dita, la padrona abbassa le labbra sul grosso alluce, che odora ancora vagamente di ylang-ylang e dell'olio di sandalo per bagno. Lecca rapidamente l'estremità del dito con la punta della lingua, quindi lo prende in bocca e si mette a succhiarlo. Tempestando di baci delicati tutta l'estensione del piede, risale lungo la gamba fino al ginocchio, dove posa la testa. La mano destra giace distrattamente abbandonata sul ventre della schiava; la sinistra traccia figure barocche sull'interno della coscia opposta.
Passa un treno rombando. Lei sente le vibrazioni di pareti e pavimento attraverso la struttura del letto e le gambe calde e seriche della schiava. Piazza la bocca sull'interno della sua coscia, esercitando una trazione dura ed energica sulla pelle color panna. Stringendola tra i denti, fa affluire il sangue immediatamente fin sotto la superficie, dove esso rimane in forma di morso amoroso. La schiava geme. La padrona solleva la testa e le scocca uno sguardo severo.
«Ti ho forse detto che potevi fare un qualsiasi rumore?»
«No, padrona», alita l'altra.
«Brava», dice la padrona, accarezzandola lievemente dalla punta degli alluci fino appena sotto il sesso che, nota con soddisfazione, è già luccicante di rugiada. Le arruffa leggermente il pelo pubico. Finalmente, raddrizzatasi, esamina pensosamente la sua proprietà.
Io, seduta da parte, anelo al suo tocco. Avrei dovuto saperlo. Essere troppo ansiose, troppo avide, quando si è sotto, non conviene mai. Adesso volto la testa a guardarla. Sta scuotendo la testa con disapprovazione. Mi ricorda che non devo guardarla senza il suo permesso. Sono cattiva, quindi adesso verrò punita. Sento il brusco ticchettare dei suoi tacchi sul pavimento e il cuore mi batte forte. Resisto alla tentazione di guardare per vedere dove sta andando. Sento il rumore crepitante di un morsetto che si apre. So che cosa sta per succedere. Fisso con determinazione il soffitto modanato. Cerco di rimanere calma. Un ciocco esplode nel camino mentre, fuori della finestra, un bambino chiama la madre. All'aperto, lo so, il cielo è di un azzurro freddo e imperturbabile e il vento flagella gli alberi. Come sarebbe bello essere sculacciata. Ed ecco che finalmente torna a me, non posso trattenermi dal guardarla. È una visione in rosso e nero. La sua voluttuosità preme contro il fitto reticolo dei lacci del bustino, i bei seni formano due rilievi misteriosi come tutti i picchi delle montagne che circondano questa città. Voglio adorarli. Me lo consentirà? È di nuovo accigliata. Sparge una manciata di minuscoli aggeggi sul letto accanto a me. Cadono sul pizzo del copriletto con un leggero tintinnio metallico. Adesso allunga una mano dietro le spalle, verso il comodino. Regge con entrambe le mani una sciarpa, che mi si sta calando sugli occhi. Non bendarmi! Voglio vederti, voglio divorarti con lo sguardo. Oh. Adesso sono al buio. Chiudo gli occhi e mi arrendo a esso. Ogni nervo del mio corpo sta vibrando. Sento la stecca di balena del suo bustino che sfrega appena appena e il fruscio del tutù mentre lei cambia posizione. Che cosa sta facendo? Adesso sento il suo viso vicino al mio, i rivoli di calore che emana la sua pelle e un alito lieve, delicato, che mi accarezza. Un alito che sa di cioccolato e menta; la pelle ha un sentore più sottilmente acre. Si sta scostando di nuovo. Ho le guance fredde. Faccio il broncio. Un dito morbido, protetto dal cuoio, mi scorre sul contorno delle labbra, sotto e sopra. Gli scocco baci. L'odore di cuoio e il sentore del suo profumo mi stanno facendo impazzire. Succhio il dito, che diventano due e poi tre. II gusto animale del cuoio mi riempie i sensi e mi fa formicolare in tutto il corpo. Un altro fruscio del tutù, un altro crocchiare di stecche e l'altra mano si posa leggera - così leggera - sul mio sesso. Il clitoride si gonfia e quasi duole nell'anelito al suo tocco. Mi conosce troppo bene. Lo accarezza una volta, due... ti prego, ti prego, continua... invece no, lei non lo farà, non subito, almeno. La conosco anch'io troppo bene. La mano scivola via. Sento un altro stridere di metallo, mentre le sue labbra, calde e grasse di rossetto, mi si serrano sul capezzolo. Lo sta titillando con la lingua; le si erge rigido tra i denti, ansioso di compiacerla. Rivoglio la sua mano sulla passera. Tendo i fianchi verso di lei. Sento che si raddrizza e ride.
«Che cosa stai cercando di fare, cattiva?»
«Niente», ansimo.
«Niente, signora», ribatte, con la voce sensuale e rauca venata di un tono severo.
«Niente, signora», ripeto, soggiogata, cercando di frenare la ribellione dei fianchi.
«Così va meglio», dice, e mi ricompensa con un bacio. Un lungo bacio profondo che mi strazia e mi vibra nell'animo, facendomela desiderare ancora di più. Poi, di punto in bianco, sento un dolore bruciante al capezzolo destro, dove lei ha appeso il morsetto. Il mio corpo si inarca. Un altro dolore bruciante, al capezzolo sinistro, e sento il lieve tintinnio della catena che lei attacca a entrambi i morsetti. Il peso della catena, tendendoli, intensifica la pena. La sta tirando? Vengo pervasa da ondate di sensazioni; scivolo sulle onde del mio stesso tormento. Cerco di respirare più lentamente, più a fondo, ma il respiro si fa rapido e corto. Sto cercando disperatamente di concentrarmi, di trovare un posto quieto fuori del dolore. Oh mio Dio, mi ha messo le dita sulle cosce. Sta facendo scorrere il naso sull'interno... sta cospargendo di bacetti casti, per farmi impazzire, l'interno della fica, su e giù, penetrando nelle pieghe con la lingua. E adesso... morsetti sulle labbra. Che cosa succede, adesso? Freddo metallo premuto con insistenza sulle mie labbra. La catena, certo, è quella. La prendo disciplinatamente tra i denti, anche se la tensione mi rinfocola la fiamma nei capezzoli. Mi sta baciando il collo. Le sue labbra calde scendono lungo la clavicola fino ai seni, mentre le sue mani vagano sul ventre. La sento accendere un fiammifero e una deliziosa esplosione di zolfo mi riempie le narici. Indovino che sta prendendo una candela. Il primo colpo di cera, appena sopra l'ombelico, mi fa saltare. Quando arrivano il terzo e il quarto, su seni e cosce, mi sto torcendo, perso ogni controllo. Come da un luogo distante, sento la sua voce e il suo tocco confortante sul braccio. Mi sta chiedendo se sto bene. Lacrime di mortificazione e gratitudine affluiscono ai miei occhi bendati, e annuisco. La sua bocca si chiude sulla mia e io mi ci attacco con quanta forza ho. Le nostre lingue si avvinghiano e la sua mano si abbassa alla mia passera. La spalanca con le dita, spingendo sui morsetti, e poi, sottraendosi al mio bacio, mi si abbassa alla vita e mi alita nella fessura rovente, bagnata, anelante. Scivolo verso il limite della follia. Toccami, leccami, affonda il viso dentro di me! La mia testa si torce sui due lati. Flagello il cuscino con le guance. E finalmente la sua lingua mi penetra, svelta e pungolante, e io sono subitaneamente infranta e al tempo stesso integra, una miccia accesa e sfrigolante.
Conosco bene i ritmi del mio corpo. Sento che sono al limite dell'esplosione. Ma è troppo presto. Con riluttanza scosta la bocca dalla mia caverna dolce salata e si ritrae. Adora vedermi mentre mi torco e gemo di piacere e di dolore. Che cosa mi farà adesso?
Si accosta al caminetto per metterci un altro ciocco. Quando prende fuoco, una vampata di nuovo calore pervade la stanza. Fuori si sta facendo buio. Accende un'altra candela e la sistema accanto al letto. Forse è ora di usare il frustino. A questo punto accarezza con forza la schiava, portandola a un pelo dall'orgasmo. Mentre lei inarca la schiena, oscillando sul limitare della soglia, la padrona si china su di lei e la bacia profondamente. E così facendo le ficca nel sesso spalancato la testa di un grosso pene artificiale. La schiava scaglia con violenza in avanti le anche nel vano tentativo di inghiottirlo. Trattenuta dai legacci di seta, riesce soltanto a spingere fuori lo strumento di un paio di centimetri. In preda al panico, cerca di rimanere immobile, ma desidera così disperatamente che le entri dentro fino al manico, pompare su di esso, farsene riempire, da essere fuori di sé.
Sbatte gli occhi anche se la luce è scarsa. Vede soltanto il pesante giocattolo rosa che le sporge dal corpo. La testa del suo gemello siamese dondola nell'aria come se annuisse. E questo non fa che raddoppiare il suo desiderio, se pure è possibile che si raddoppi una cosa così infinita. Non ne può più, aspetta fremente che la sua padrona monti il pene dall'altro capo. La sua urgenza carnale è fortissima. Ma è il pene, con la sua ossessiva presenza dentro di lei, a farla veramente impazzire. La padrona, visti la sua pena e il suo anelito, torna a sorridere e le pianta un lieve bacio su una guancia. Con andatura lenta e sensuale si accosta all'armadio e ne prende una cappa di velluto con cappuccio, che indossa. Gli occhi della schiava si spalancano. Non avrai intenzione di lasciarci così? Le tremano le labbra. Ma non ha nemmeno avuto 1’opportunità di dare voce alla sua domanda, che la padrona esce con un sontuoso fruscio di tessuto.
La porta si chiude e si sente il ticchettare dei tacchi alti echeggiare e svanire nel corridoio. ..
Io e la schiava rimaniamo sole con le nostre voglie… sedotte e abbandonate… in attesa di un prossimo incontro… probabilmente legate per il resto della giornata.

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Benvenuti nel portale del sesso e delle belle donne oggi è il 21-08-2008
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