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Dopo
essersi comodamente accomodate nel salotto, le tre amiche ripresero
il discorso lasciato in sospeso due sere prima.
«È veramente difficile da ammettere», disse
Adriana lisciandosi la gonna.
Quindi, ingollato un tonico sorso di vino, posò il bicchiere
sul tavolino e, con una vocetta sottile, esplicitò l'oggetto
delle sue passioni e dei suoi sogni: “Rambo...”
«Ma va?» esclamò Franca, allibita.
«Rambo?!» rise Pinella. «Ma, tesoro, credevo
che gli uomini tutti muscoli non ti piacessero.»
«Inoltre», continuò Adriana, «so esattamente
che cosa farei con lui... l’ho sognato ieri notte...»
Incoraggiata dagli sguardi ansiosi delle amiche, Adriana si lasciò
andare all'indietro, chiuse gli occhi e attaccò a raccontare:
«Sto camminando sulla spiaggia ... Secondo me, un incontro
con un tipo che assomiglia a Rambo deve avvenire su una spiaggia,
non vi pare?», ripetè.
Comunque, sono lì con lo sguardo perduto sul mare, che
torco i piedi per affondarli nella sabbia fresca e umida del bagnasciuga,
quando sulla spiaggia si abbatte un'ondata enorme, depositando
ai miei piedi un Rambo molto bagnato e molto disorientato. Io
allungo una mano per cercare di tirarlo su. È molto pesante,
sicché, invece, finisco per cadergli sopra lunga e tirata.
Mi agito un po' per mettermi a mio agio. Mi sento molto a mio
agio. Le nostre facce sono a sei sette cemimetri l'una dall'altra
e ci stiamo fissando negli occhi. “Ehm, dove sono?”
chiede.
“In Australia”, rispondo... e intanto penso “Benvenuto
in Paradiso...”
Dopo di chè gli scivolo via lentamente di dosso, stando
attenta a strofinargli ben bene sul corpo le mie zone sensibili.
E così facendo, gli do una strizzatina ai capezzoli. I
suoi occhioni tondi si fanno ancora più tondi.
“Adesso vieni con me e basta”, dico, infilandogli
un paio di manette al polso e agganciandole al mio.
“Ah, okay”, fa lui.
Ci alziamo e passeggiamo in quel modo sulla spiaggia, con vari
brandelli e pezzi dei suoi muscoli che mi picchiano nei fianchi,
mentre io gli impartisco una dettagliata analisi critica delle
immagini di donne e femminilità offerte dai suoi film.
Lui mi fissa con il suo sguardo da duro e fa: “Caspita,
Adriana, tutte le donne australiane sono intelligenti e belle
come te?”
“È l'Australia” rispondo io, sorridendo e dandogli
un buffetto sulla guancia.
“Ma non parlare. E lascia che ti aiuti a toglierti questa
roba tutta bagnata.”
Al che gli tolgo le manette e poi lo spoglio lentamente, cominciando
con il togliergli mitragliatore e cartucciera. In un lampo mi
libero di t-shirt e pantaloncini, che vanno ad aggiungersi al
groviglio di indumenti sulla sabbia.
“Dammi una mano con il reggisene, ti spiace?” chiedo.
Lui si mette a trafficare, ma non ci arriva... allora, impaziente,
fa saltare i lacci e me lo strappa di dosso.
Liberandomi delle mutandine gli ordino “Adesso mettiti lì
bello disteso sulla sabbia per me”.
A questo punto si è raccolta una pìccola folla.
In definitiva siamo nel pieno della giornata. Si sistemano in
cerchio.
Tra le facce riconosco un gruppetto di suore di un vicino convento,
un paio di miei colleghi di università, alcuni vicini di
casa e il mio panettiere.
Faccio cenno ai miei compagni di università e ad una suora,
e chiedo loro di prenderlo per un polso o una caviglia e di aiutarmi
a tenerlo giù. Non che lui si ribelli in alcun modo, anzi.
Inforco il suo corpo e mi siedo sulla sua faccia.
“Baciami sulle labbra” ... ordino.
Quando
Adriana pronunciò quest'ultima frase, Pinella, che stava
sorseggiando il suo vino, ebbe uno stranguglione che la fece rischiare
lo strozzamento. Franca si chinò e le diede qualche bottarella
sulla schiena.
«Mi spiace», disse Pinella. «Mi hai colto un
po' di sorpresa. Ma continua, per favore.»
“Ti
bacio con piacere, Adriana”, esclama lui, ed esegue.
Dieci minuti più tardi, dopo essermela goduta un paio di
volte, ed aver fatto godere gli spettatori che sicuramente avrebbero
voluto essere al nostro posto, ne ho abbastanza e arretro un po'
per mettermi a sedere sul suo stomaco. È duro come una
panchina del parco.
Lo guardo, ansando un po' e riflettendo sulla mossa successiva.
Lui si sta leccando le labbra...gustando ancora il mio sapore...
Una delle suore ha la mano infilata sotto la gonna di un'altra,
che tiene la testa gettata all'indietro. “Fammi vedere l'arma,
mio piccolo Rambo”, dico.
Lui indica il mitragliatore abbandonato sulla sabbia a qualche
decina di centimetri.
“No, intendo quella veramente grossa”, e mi guardo
attorno.
“Oooh”, dico, “credo di averla trovata!”
E’ durissimo ed eretto, la cima lustra di liquido prespermatico.
“Che cosa dici, hai bisogno di una pulitina?”
Luì sì sta sempre leccando le labbra. Sembra avere
qualche difficoltà a parlare.
“Se mi infilo la canna in bocca, puoi promettere che non
spari?”
Lui annuisce e chiude gli occhi.
Io gli suono il flauto vellutato. Ogni volta che alzo lo sguardo,
fisso diritta in faccia la suora che gli tiene ferma la caviglia.
Spostando leggermente il corpo in modo che i miei colleghi possano
godersi bene lo spettacolo, mi alterno tra il dargli di gola e
il fare lingua in bocca con lui.
Intanto Rambo mi ha infilato un dito grosso come il cazzo di un
uomo normale nella fica che ormai sgocciola, e lo sta muovendo
vigorosamente in tondo.
Fingendosi ingenuo, chiede ai presenti dove sia il clitoride,
e un anziano molto carino striscia i piedi fino a lì e
si china per indicargli non soltanto dov'è ma anche che
cosa fargli.
Con un potente brivido e un urletto, gli vengo sulle mani a tutti
e due.
“Sei pronto per affrontare il Golfo?” ansimo.
“Golfo?” Ha un tono un po' stravolto.
“Non è già finita quella guerra?”
“Non stiamo parlando di guerra, Rambo”, ribatto io.
“Sai, affrontare il Golfo, quella che nel gergo maschilista
viene definita penetrazione.”
“Ah, credo di sì.”
Faccio cenno ai miei assistenti di scostarsi e alla folla di lasciarci
un varco verso l'oceano. Lentamente mi abbasso su di lui. Mi sembra
di essere impalata su un pugno.
Avvinghiati, sobbalziamo come al ritmo delle onde, si potrebbe
dire se le onde avessero un ritmo che diventa sempre più
veloce.
Finalmente rotoliamo avvinghiati verso il mare, e io vengo per
l'ultima volta mentre una grossa onda si abbatte sui nostri corpi.
Viene anche lui, e mentre viene grida: “Ah... ummm...ah...”
Io lo abbraccio e ansimo: “Sì, sì, oh, sì!”
Lui sta ancora sorridendo, quando un'onda di risacca lo cattura
e lo porta in alto mare.
La folla si disperde e io rimango a sedere sulla sabbia, sul pelo
dell'acqua, con le braccia attorno alle caviglie, sentendolo ancora
dentro di me.
La
stanza era così silenziosa che si sarebbe potuto sentir
cadere una piuma.
“Be', è tutto”, concluse Adriana scrollando
le spalle.
Quindi si guardò attorno. Nessuna delle altre si mosse
o disse una sola parola. Sembravano svuotate di ogni energia.
Pinella aveva il respiro un po' irregolare.
“E’ tardi ragazze” esclamò Franca “domani
si lavora”.
E così dicendo si avviò verso casa, impaziente di
andare a letto e di sognare...
Vieni
a conoscere le nostre mogli
troie in
cerca di nuove avventure
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