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IL GUARDONE

Consentitemi di presentarmi. Mi chiamo, be', potete chiamarmi Luca. Come posso descrivermi? «Maschio Bianco Etero, struttura fisica potente, ispezionista, con gli occhi tesi a... No, basta «con gli occhi». Se fossi un alimento, sarei due uova al tegame, se fossi un gioco, sarei due biglie. Va be', ve lo dico chiaro e tondo: sono un voyeur. Vedo alcune di voi che borbottano animosamente le espressioni «pervertito» o «fetente» ma, per favore, ascoltatemi bene. Le donne che mi piace guardare non corrono assolutamente alcun rischio. Io guardo ma non tocco mai. Per me è una questione di principio e di orgoglio. Inoltre, non permetterei mai che capitasse qualcosa di male alle mie cucciolette. Se, per esempio, mi capitasse di vedere qualcuno che si intrufola furtivamente nell'appartamento di proprietà di una delle «mie donne» per cercare di violentarla o di sgraffignarle il televisore, sarei lì in un attimo. Spezzerei il collo del bastardo tra le dita prima ancora che possa dire bah. E non è una vanteria vana. Sono maestro di arti marziali. Non vado a feste o barbecue, non frequento bar, club o pub, né cene né brunch. Anzi, in realtà non ho nessun vero amico.
Forse vi starete chiedendo che cosa faccio di mestiere. Faccio la guardia a... Be', importa davvero dove? Basti dire che “monto” la guardia a qualcosa.
Quando non sono impegnato nel mio lavoro di guardia retribuita, mi assegno altri compiti che prendo non meno sul serio. Quello che mi sono assegnato ultimamente è di montare la guardia a Luisa.
Potete considerarmi il suo angelo custode. Il motivo per cui conosco il nome di Luisa è che un giorno l'ho vista uscire dal suo palazzo con un sacchetto comunale per il riciclo della spazzatura. L'ha depositato sul marciapiede e ha preso un autobus. Io mi sono precipitato fuori ed ho frugato tra le sue carte più personali. Ho trovato un certo numero di buste, tutte indirizzate a Luisa C.
Ho trovato anche qualche pallido ma interessante brano di quello che sembra un racconto erotico, stampato con una stampante che ha un tremendo bisogno di un cambio del nastro: «tracciandosi piccoli zero sul suo clitoride», «la sensazione di quella massiccia verga che le penetrava in corpo», «lei si ficca la testa di un grosso cazzo nella…», roba così, insomma.
So già un sacco di cose di Luisa. I nostri palazzi quasi si toccano. Il mio appartamento è su un piano appena più alto del suo. Dalla finestra del mio bagno posso spiare nella sua cucina; la camera da letto mi pone in una posizione sopraelevata rispetto al suo soggiorno-studio. Se conosceste Luisa come la conosco io, capireste che questi ambienti sono i centri vitali della sua attività. Certo, mi spiace di non arrivare a vedere dentro la sua camera da letto, ma non sono alieno all'uso dell'immaginazione.
Inoltre, in cucina e nello studio, Luisa mette in scena uno spettacolo niente male. A volte si tasta i capezzoli mentre sminuzza e frigge una pietanza cinese, o si tocca mentre scrive. Avevo capito che sta scrivendo letteratura erotica anche prima di trovare quei pezzi di carta nel bidone del riciclaggio, dal modo in cui certe volte sembra sbattersi per quello che sta digitando sulla tastiera. Mi piace il modo lento, rassegnato, in cui si slaccia la cintura, si apre la lampo dei jeans e infila dentro la mano.
Con l'altra si attacca allo schienale del suo sedile ergonomico, chiude gli occhi, si lascia andare all’indietro e via che và. Una visione da mandare in orbita. Cerco di venire contemporaneamente a lei. L'orgasmo simultaneo è proprio una bella cosa, non credete? Quel sedile è il mobile più sexy che io abbia mai visto. Non è un granché, da vedere: un cuscino rosso inclinato all'ingiù per il culo e uno inclinato all’insù per ginocchia e gambe, con poche sbarre nere a tenere insieme il tutto. Passa quasi tutta la giornata accarezzato dalle chiappe e dagli arti di Luisa. A volte lei si torce tutta per mettersi più comoda, o raddrizza la schiena, sollevando il culo e spingendo la passera sul sedile, e io penso: ti prego, fa' che nella prossima vita io torni qui in forma di sedile ergonomico. Se ha la finestra aperta, e ce l'ho anch'io, e il vento è giusto, ogni tanto può capitarmi di cogliere qualche suo brandello di conversazione, quando parla al telefono o ha qualche visita. A volte capisco che ne ha da quello che vedo in cucina: prepara più cibo del solito, o c'è lì qualcuno che parla con lei. Ci vedo spesso una ragazza più giovane, con begli occhi verdi a capelli biondi corti, anche se non è il mio tipo, troppo magra. Comunque sembra essere in rapporti piuttosto intimi con Luisa , non so se mi spiego. Le ho viste impegnate in parecchia lingua in bocca durante la preparazione dell'insalata, e c'è sempre qualche attività a base di dita, tette e passera, ma la roba veramente buona la riservano per la camera da letto. Almeno, è quello che presumo, perché io mi becco soltanto gli antipasti in cucina, e nello studio vanno di rado. Sto cercando di far capire che Luisa è lesbica, e la cosa mi interessa da matti. O comunque avevo pensato che lo fosse. Anche se, dopo averla spiata con il mio occhietto poco fa, questa sera, sono un po' interdetto.
E’ ben strano come l'estate, per così dire, scivoli di punto in bianco nell'autunno e l'autunno nell'inverno. Ormai di giorno fa abbastanza freddo da doversi mettere un golf, e le giornate sono le più corte dell'anno. Ma questo mi va benissimo, perché, quando fa buio, se qualcuno accende le luci e uno tiene spente le sue, si può star lì a sbirciare a proprio piacimento; e, credetemi, il mio piacimento lo trovo soltanto dopo aver fatto un bel po' di sbirciare. Ero appena tornato a casa dal lavoro.
Stavo per accendere la luce, quando ho notato che Luisa era nel suo studio con quella ragazza. O comunque ho pensato che fosse la solita ragazza. Seduta sul sedile ergonomico si vedeva una creatura minuta dai capelli biondi corti e con un rossetto molto rosso, un bel golf nero, una minigonna verde acqua e calze nere. Aveva buttato via le scarpe. Le gambe erano un po' del genere muscoloso, ma i piedi! La perfezione in sé! L'arco squisito e il contorno di quei piedi superavano in bellezza persino le vezzose estremità pedestri della mia adorata Luisa.
A questo punto consentitemi una leggera digressione. Come ho ricordato sopra, al momento sono impegnato con una donna, sul lavoro. Be', non è esattamente una mia collega. Ma si può dire che abbiamo un rapporto di una certa regolarità sul mio posto di lavoro. È bella e mi capisce alla perfezione. Sa che sono un peccatore e di conseguenza mi punisce, e questo è ottimo, ma i suoi piedi mi hanno sempre profondamente deluso. Mentre adoro idolatrare un bel paio di piedi. Comunque, ero così intensamente affascinato dai piedi di questa donna che mi ci è voluto un po' per capire che stava leggendo quello che Luisa aveva scritto al computer. Probabilmente un brano della sua narrativa erotica. Luisa camminava avanti e indietro, scomparendo e riapparendo, finché la sua lettrice, senza distogliere gli occhi dallo schermo, l'ha chiamata con un grazioso movimento a ricciolo della mano. Lei gli si è messa dietro, sulla destra, leggendo sopra la sua spalla. Data la particolarità della visione, mentre il sedile e la sua occupante erano perfettamente inquadrati per il mio diletto, Luisa la vedevo soltanto dalla vita in giù. Ho visto la mano della sua amica allungarsi a stringerle i ginocchi e poi scorrere distrattamente all'insù lungo le gambe, come se le stesse imbastendo. L'altra mano la vedevo sulla tastiera, impegnata a far scorrere il testo sullo schermo.
Finché, con mia autentica delizia, la mano sulle gambe ha cominciato a risalire verso l'interno delle cosce. Ah, già. Mi ero dimenticato di dirlo. Molto insolitamente, oggi Luisa aveva la gonna. Una gonna corta plissettata, da scolaretta. E calze; calze vere, di quelle che si portano con il reggicalze. Ho visto quando la mano della sua amica l'ha sollevata. Le cosce erano di un puro color vaniglia sul nero liquirizia dei bordi di pizzo delle calze. Mi hanno fatto galoppare il cuore. Comunque, poi la mano è risalita a fondo tra le gambe, e non so che cosa stesse facendo esattamente, ma doveva essere bello, perché Luisa è sembrata diventare un po' di gelatina sui ginocchi. Finché la mano le ha fatto scorrere giù le mutandine sulle gambe. Se le è tolte e poi si è rimessa lì a farsi trafficare ancora un po'. Adesso, io non sono veramente pratico di questo genere di attività, ma ritengo possibile, a giudicare dal fatto che la mano sembrava andare sempre più su e il corpo di Luisa esprimere qualcosa al limite tra dolore ed estasi, presumere che si stesse facendo scopare con la mano.
Guardavo quel gomito andare su e giù come un pistone. Veramente molto interessante. Ritengo opportuno chiarire che, intanto, la visitatrice continuava a leggere quello che c'era sullo schermo. Non ne ha mai distolto lo sguardo nemmeno per un attimo, anche quando ha estratto lentamente la mano dalle gambe di Luisa e si è leccata le dita una a una. Quando la mano è tornata a stringerla in vita, Luisa si è girata di scatto su se stessa, ha alzato la gamba destra e si è appollaiata in braccio all'amica, impedita di scivolare via da un braccio attorno alla vita. Ha lasciato cadere la testa sulla spalla dell'altra, le si è premuta addosso, ha chiuso gli occhi e ha cominciato a torcersi sul suo grembo. Dopo un po', l'amica, sempre facendo scorrere il testo, sempre leggendo, le ha fatto sollevare i fianchi e si è tolta a sua volta le mutandine, sollevando la minigonna e non rivelando altro se non quello che sembrava un cazzo grosso e duro, di un venti ventidue centimetri. Da dov'era saltato fuori?
Luisa si è messa a intrecciare le dita nei suoi capelli biondi... e a questo punto ho avuto il secondo shock della serata: sono saltati via! Era una parrucca, che lei ha buttato in un angolo. La sottostante testa era completamente rasata, e alla fine ho visto con chiarezza che si trattava senza ombra di dubbio di un uomo. Allora Luisa si è sollevata la gonna e si è seduta con grande lentezza sul cazzo eretto di questo tipo, tornando ad alzarsi fino quasi a farselo venir fuori, e poi è scesa ancora un po', finché si è trovata di nuovo seduta. E finalmente si è messa a scoparlo, come una matta. Lo scopava con una furia veramente verticale, molto simile, credetemi, a quella a cui ormai ero in preda anch'io. Di quando in quando rompeva il ritmo per sedersi sulla sua pompa, dura come un bastone, mettendosi ad agitare i fianchi come se la stesse usando per rimestare fiocchi d'avena. Lui intanto continuava a fingere di leggere, ma temo che a quel punto fosse diventato un po' un problema.
Luisa si è accorta che i suoi occhi si distoglievano dallo schermo e, con una voce mezza strozzata, estremamente sexy, ha gridato:
«Fallo scorrere! Fallo scorrere! Non smettere!».
Ho visto che lui cercava disperatamente di concentrarsi, sempre con una mano sul tasto di scorrimento. Lei ha gettato un'occhiata alla tastiera, torcendo la testa all'indietro.
<Ci sei quasi!» ha ansimato.
«Sei al punto cruciale. Continua! Non fermarti! Ancora un pochino!»
Proprio in quel momento, lui si è inarcato all'insù con una forza tale che lei è quasi tombolata via, e per un pelo la sua barca amorosa non è scappata via dall'ormeggio. La parte più alta del corpo di lui si è inarcata fino al pavimento, dove si è retto con le mani, e il labbro superiore gli si è increspato sui denti.
«Aaaaaaah», ha gemuto, «aaaaaaah.»
Dopo un minuto circa, durante il quale nessuno dei due si è mosso, lui si e raddrizzato lentamente e, tenendo stretta a sé l'ansante Luisa, è andato avanti a leggere ancora più o meno per un minuto. «Fine!» ha poi gridato.
Al che lei ha gettato le braccia al cielo.
«Fine!» ha esclamato, ridendo istericamente e chiudendo le tapparelle con uno schianto secco.
«Fine!» È stato bello per me come lo è stato per loro.


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